Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta precisa: il cervello umano percepisce l’umorismo come una violazione benigna, ovvero qualcosa che rompe le aspettative senza causare danno reale. È per questo che le barzellette funzionano: creano tensione narrativa e poi la scaricano con un colpo di scena. Non siamo soli in questa abitudine, tra l’altro: scimpanzé, gorilla e persino i ratti producono vocalizzazioni associate al gioco che gli scienziati considerano forme primitive di risata. La differenza è che noi ci facciamo anche le barzellette sui suoceri.
Storicamente, l’approccio all’umorismo è cambiato parecchio. Gli Antichi Romani, per esempio, erano grandi appassionati di battute sul sesso, sulle mogli fedifrago e sulle abitudini alimentari dei ceti bassi. Il Philogelos, una raccolta di barzellette greche risalente al IV secolo d.C., è considerato il primo libro di umorismo della storia e contiene già , sorpresa delle sorprese, barzellette sul marito tonto e sulla moglie furba. Alcune cose non cambiano mai.
La barzelletta
Una signora un po’ in crisi con il marito incontra un’amica al mercato e le confida le proprie frustrazioni:
– Sai, con mio marito non è che vada poi così male, ma lui ultimamente è sempre svogliato e soprattutto non mi guarda quasi più. Figurati che quando torna a casa la sera, tutto quello che sa dirmi è: “Aò! Che se magna stasera?”
– Ti capisco! Gli uomini sono tutti uguali, così infantili e prevedibili! Ma tu hai provato a fare qualcosa per riaccendere la passione?
– Mah, io niente di speciale… Siccome vedo che gli piace molto mangiare, cerco di preparargli dei bei pranzetti, delle belle cenette… Però lui mangia, poi guarda la televisione e si addormenta.
– Eh… allora significa che questa non è la via giusta! Prova un altro sistema!
– E cosa posso fare, allora?
– Ti dico la verità … Anch’io avevo il tuo stesso problema, ma sono riuscita a risolverlo in un modo semplicissimo…
– Davvero, Fausta? Ma come? Dimmi tutto, che ci voglio provare anch’io!
– Guarda, comprati un completino nero un po’ “aggressivo” e soprattutto una mascherina nera! Gli apri la porta vestita così e… l’effetto è assicurato!
– Non mi dire! Basta così poco? Beh, provo… tanto per quello che mi costa…
Dopo una settimana, le due amiche si rivedono al mercato:
– Allora, Piera, com’è andata?
– Vuoi proprio saperlo? È tornato… gli ho aperto la porta e lui mi fa: “A Zorro… che se magna stasera?”
Spiegazione della barzelletta
Il meccanismo comico qui è doppio e funziona benissimo. Il primo livello è quello della beffa: Piera segue il consiglio dell’amica sperando di trasformare la serata in qualcosa di romantico, ma il marito — fedele a se stesso con una coerenza quasi ammirevole — non coglie assolutamente l’allusione erotica. Il secondo livello, quello che fa davvero ridere, è l’associazione involontaria tra il completino nero con mascherina e il costume di Zorro: un’immagine che, una volta evocata, è impossibile da rimuovere dalla mente. Il colpo finale è che il marito, nonostante tutto, rimane concentrato sull’unica cosa che gli interessa davvero: la cena. Classico.
